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Visualizza articolo: La crisi colpirà le donne

La Stampa.it 18 Dicembre 2009

La Commissione invita i dirigenti europei a mettere in atto misure concrete per ridurre le differenze di genere nel mercato del lavoro, che rischiano di aggravarsi con la difficile situazione economica. L'Italia è fra i paesi in cui le disuguaglianze fra uomini e donne sono più forti.


“La crisi ha inizialmente avuto più ripercussioni sull'occupazione degli uomini, ma ora sono le donne che rischiano di essere le più colpite”. E' ciò che ha dichiarato il commissario per il lavoro e le politiche sociali Vladimír Špidla, in occasione della pubblicazione, da parte dell'esecutivo europeo, del rapporto annuale sull'uguaglianza tra i sessi nei ventisette paesi membri dell'Ue.

Nel complesso, tra il 2003 e il 2008, si sono compiuti progressi importanti sul fronte dell'occupazione femminile, cresciuta in media del 4,2% in cinque anni. Lo scarto con gli uomini si è così ridotto dell'1,7%, passando dal 15,4% al 13,7%.

Il trend positivo, tuttavia, si è interrotto bruscamente con l'inizio della crisi economica. Il tasso di disoccupazione femminile è balzato dal 7,4% del maggio 2008 al 9% del settembre 2009 e il rischio, spiegano gli esperti della Commissione, è che “il momento più difficile debba ancora arrivare”. Il mercato del lavoro, infatti, si è dapprima deteriorato nei settori economici in cui lavorano principalmente gli uomini, come l'edilizia e l'industria manifatturiera, e ora ci si attende che il peggioramento si trasferisca ad occupazioni a più alta percentuale femminile.

Seconda Špidla “l'uguaglianza di genere deve essere parte integrante delle soluzioni per uscire dalla crisi, perché può garantire una maggiore crescita e una più forte coesione sociale”. Un rapporto della Commissione dell'ottobre scorso affermava che la rimozione delle disparità fra uomini e donne porterebbe a una crescita del 15-45% in più del prodotto interno lordo.

Gli Stati membri dovrebbero quindi adottare misure che rendano più facile per il gentil sesso l'accesso al mondo del lavoro, così come alle possibilità di carriera e alle posizioni di responsabilità. L'Italia, in particolare, rimane uno dei paesi più indietro su questo fronte, con un scarto tra i generi, pari al 23,1%, ben superiore alla media Ue, e dietro solamente a Malta (35,1%) e Grecia (26,3%).

Il rapporto diffuso oggi farà parte del programma sulla crescita e l'occupazione che la Commissione presenterà ai leader dei ventisette al Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2010, nel quale si dovranno definire le strategie dell'Unione in materia per i prossimi dieci anni.

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