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Alice Notizie 23 Novembre 009
Definire una piattaforma per la fine del precariato nella scuola e per eliminare l'estrema convenienza, pari ad 8-9mila euro l'anno, da parte dell'amministrazione nel mantenere una quota straordinaria di personale (un lavoratore su cinque) con contratto a tempo determinato: partendo da questi presupposti l 'Rete organizzata docenti e Ata precari' di Venezia si appresta a valutare, nei prossimi giorni, quali strategie adottare per dire basta a questo modello e fare pressioni sul governo per far assumere il personale non di ruolo sulle decine di migliaia di posti vacanti invece sino ad oggi assegnati ai supplenti solo annualmente. A tal fine, come base di discussione, hanno preparato un 'Manifesto per la lotta contro la precarietà nella scuola' nel quale precisano li linee da perseguire per "definire alcuni obiettivi di lotta che, se raggiunti, porterebbero alla fine o alla fortissima riduzione del fenomeno: non ci interessa - spiegano nel documento - entrare nel merito dell'immissione in ruolo di questa o quella categoria di precari, non ci interessa solo la stabilizzazione degli attuali docenti e Ata con contratto a termine, ci interessa la lotta contro la precarietà, attuale e futura". Nel documento i precari veneti sostengono anche che nel corso degli ultimi dieci anni "si sono elargite a destra e a manca supplenze annuali, ma perché - con ogni amministrazione e con governi di ogni colore - è stato economicamente vantaggioso sfruttare i supplenti a vita". Ora però si rivolgono ai responsabili dell'istruzione per dire "basta con lo sfruttamento". Chiedono l'eliminazione "delle differenziazioni tra supplenti annuali, supplenti fino al termine dell'attività didattica e supplenti temporanei; la parità di trattamento economico e normativo per quanto riguarda ferie, malattia, permessi tra il personale a tempo determinato e indeterminato; la progressione di carriera (scatti di anzianità) anche per il personale a tempo determinato, almeno dopo quattro anni di servizio, com'era per gli insegnanti di Religione Cattolica prima che una sanatoria li immettesse scandalosamente in ruolo, lasciando gli altri supplenti a vita". "È ora di finirla - continuano - con il fatto che un precario, anche dopo quindici o vent'anni di servizio, abbia sempre lo stipendio a livello zero; già alcune sentenze di giudici del Lavoro di alcuni tribunali del paese hanno riconosciuto il diritto agli scatti di anzianità anche per i lavoratori a tempo determinato. Ricordiamo, tra l'altro, che la disparità di trattamento contraddice gli orientamenti comunitari in materia di rapporti di lavoro, con particolare riferimento alla direttiva 1999/70/Ce del Consiglio dell'Unione europea del 28/06/99". Il Manifesto contiene, inoltre, la richiesta di "ricostruzione della carriera, per gli immessi in ruolo, considerando tutto intero il servizio pre-ruolo, mentre oggi sono riconosciuti solo i primi quattro anni e i due terzi del rimanente". Per quanto riguarda il gap di spese che renderebbe conveniente allo Stato mantenere un alto numero di precari della scuola, la Rete di precari si sofferma sul fatto che "i supplenti fino al termine dell'attività didattica non percepiscono lo stipendio estivo, ma soprattutto hanno una progressione di carriera inesistente". I precari di Venezia chiedono, infine, che "la parità di trattamento tra personale a tempo determinato ed indeterminato, per un'uguale prestazione lavorativa", assieme all'abolizione della facoltà per il personale di ruolo di fare propri gli spezzoni di cattedra sino a "sei ore di straordinario", trovi "posto nel Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Scuola, in scadenza il 31 dicembre di quest'anno".
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