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Ansò 08 Ottobre 2009
Non è continuando a recriminare sugli errori delle passate amministrazioni che si mettono a posto i conti
La nostra solidarietà ai lavoratori impegnati nella lotta contro i licenziamenti, per la difesa del contratto nazionale di lavoro e la democrazia è totale, come lo è nei confronti degli insegnanti e degli studenti impegnati nella difesa della scuola pubblica per cui invitiamo tutti a partecipare alle manifestazioni del 9 ottobre a Napoli e a Foggia.
Resta intatta anche la solidarietà ai dipendenti dell’AMICA preoccupati per il pagamento dei loro stipendi , ma non si possono prendere a pretesto le difficoltà economiche dell’azienda per interrompere il servizio di raccolta dei rifiuti urbani. Se è vero che su otto mezzi addetti alla raccolta dei rifiuti solo uno era in servizio e gli altri risultavano in manutenzione, chi dirige l’AMICA deve darne spiegazione alla Città su come ciò sia potuto succedere e deve spiegare quali azioni intende mettere in atto perché ciò non accada ancora nel futuro.
Non è continuando a recriminare sugli errori delle passate amministrazioni che si mettono a posto i conti, la storia di come si è formato il debito del comune va sicuramente scritta, ma sicuramente si deve essere evitare la dichiarazione di dissesto del comune. La storia di Taranto non si deve ripetere anche a Foggia! In un contesto in cui c’è già la crisi economica a deprimere , oltre ogni limite, la capacità di sopravvivenza di molte persone, la dichiarazione di dissesto affosserebbe definitivamente le capacità di ripresa della nostra comunità.
Molto più utile è evitare di lasciare inutilizzate risorse della comunità anche se di proprietà giuridica di enti diversi dal Comune. Le case edificate con la legge Gozzini, di proprietà del Ministero dell’Interno , da sole bastano ad eliminare la spesa delle baracche in cui vivono un centinaio di famiglie assegnatarie di case popolari . Per i “prefabbricati” siti nel Campo degli Ulivi, la nostra comunità spende 125.000 euro ogni tre mesi-almeno così abbiamo appreso da articoli di stampa- pari a 500.000 euro l’anno; non sappiamo a quanto ammonti la spesa per le baracche di via San Severo e di Borgo Arpinova, ma immaginiamo che si aggiri attorno ai 200.000 mila euro l’anno. Quelle case sfitte ed inutilizzate, mai abitate e lasciate senza manutenzione, che non verranno mai utilizzate per ospitare agenti di polizia, se recuperate al loro uso sgraverebbero da sole la spesa della comunità pari al 7% della manovra di aggiustamento e sgraverebbero la comunità dalla vergogna di tenere in condizioni di vita precarie ed al limite della tollerabilità civile un centinaio di famiglie.
Altre risorse verranno dalla vendita agli inquilini assegnatari delle case popolari che sono state oggetto della cartolarizzazione -come previsto nella manovra di riordino dei conti presentata dalla Giunta comunale- e dalla regolarizzazione degli affitti per chi non può permettersi di comperare la casa. Nella maggior parte dei casi a questi inquilini non è mai stato chiesto di pagare il canone di affitto o, quando è stato fatto, non si è tenuto conto del reddito e/o della composizione del nucleo famigliare proponendo canoni troppo esosi. Per determinare il giusto canone da chiedere é richiesta un’azione dei Servizi sociali, in accordo con i sindacati degli inquilini e con le associazioni del volontariato, per valutare ogni singola posizione e per introdurre gli aiuti necessari a risolvere i casi più disagiati. Da questo intervento si può ipotizzare di ricavare, oltre agli introiti delle vendite, altri 200.000 euro l’anno oltre che a porre fine a una situazione di tollerata ambiguità.
La strada della razionalizzazione,del risparmio, della ottimizzazione delle risorse associata alla equità sociale è quella corretta sulla quale incamminarsi per risolvere i problemi economici della comunità affermando, nel contempo, la certezza dei diritti e della dignità dei più deboli.
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