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Visualizza articolo: verso manifestazione nazionale antirazzista

bergamo blog 20 Settembre 2009

Da alcune settimane è entrato in vigore il “Pacchetto sicurezza”, un insieme di provvedimenti legislativi tenacemente reclamati dalle destre che guidano sia il governo nazionale sia ormai le principali amministrazioni locali. Nei mesi precedenti alla definitiva approvazione, anche nella nostra provincia si sono svolte mobilitazioni, campagne di sensibilizzazione, assemblee e proteste promosse da molte associazioni di base, forze politiche e sindacali, comunità di migranti.

Dopo l’approvazione finale possiamo dire che il provvedimento ci riporta ad un medioevo dei diritti, una soluzione che non solo attacca i diritti dei migranti, ma rende meno sicuri noi tutti.
L’aspetto più crudele del provvedimento è l’introduzione del reato penale di ingresso e soggiorno irregolare che, combinato ad altre norme, obbliga i singoli cittadini in moltissimi casi alla denuncia della presenza di immigrati senza permesso di soggiorno. Il risultato è la delazione diffusa e il governo attraverso la paura.
Non solo agli irregolari vengono inibiti una complessità di diritti ma sono anche e soprattutto gli stranieri regolari ad essere colpiti dal Pacchetto sicurezza. Per loro, oltre ad una preoccupante stretta su diritti quali la casa, il lavoro, il soggiorno - esiste anche la minaccia della crisi e della perdita del permesso di soggiorno.

Questa legge sull’immigrazione è sopratutto produzione di un immaginario che crea allarme sociale individuando negli migranti i responsabili delle insicurezze e delle paure più diffuse. Lo dimostra la ossessiva campagna securitaria, che ha responsabili nei mass media e nella maggior parte delle forze politiche, non solo di destra. Una recente ricerca ha dimostrato l’eccezionale aumento dei tempi dedicati nell’informazione ai reati che colpiscono l’immaginario popolare e che aumentano la paura. L’operazione è scorretta perché viene condotta sapendo che nella realtà stiamo assistendo da almeno quindici anni ad una costante diminuzione dei reati legati alla microcriminalità.

In realtà il governo Berlusconi trova nel razzismo una miserabile strategia di gestione della crisi economica che ogni giorno si aggrava. Infatti le destre non stanno proponendo alcuna strategia di fuoriuscita dalla crisi. L’unica proposta è l’incitamento alla guerra fra i poveri, alla guerra dei penultimi contro gli ultimi.
Il problema è che gli immigrati sono quelli che già da alcuni anni stanno subendo gli effetti della precarietà lavorativa e dell’arretramento delle protezioni sociali. Oggi che la crisi morde sul serio, nelle fabbriche in difficoltà, nelle cooperative interinali che chiudono, nei luoghi del lavoro nero, i primi a perdere il posto di lavoro, senza ammortizzatori sociali sono proprio gli immigrati. Per loro poi – dopo 6 mesi - scatta la perdita del diritto al soggiorno e il rischio di finire in un Centro di identificazione o espulsi dai confini nazionali.

Non tutto è però già definitivamente compromesso: i diritti di cittadinanza potrebbero riprendere ad essere trasformati dai gesti di disobbedienza civile o di insorgenza, come quella di migranti o autoctoni che decidano di lottare per non fare sparire diritti e libertà.
Per tutto questo affrontare la crisi può essere una opportunità. Puo’ voler dire una ripresa di parola, da parte dei migranti ma anche dei precari, di chi insomma la crisi comincia a viverla nella maniera più bruciante sulla propria esistenza quotidiana. Sarà possibile allora riaprire l’agenda politica ripensando ai diritti di chi vive il lavoro flessibile e precario.

Il problema è ora il “che fare”, per combattere il Pacchetto sicurezza e il razzismo:

La crescita delle politiche securitarie (l’istituzione delle ronde, l’aumento di visibilità delle forze di polizia e dell’esercito, l’estendersi della video-sorveglianza, le ordinanze antidegrado e anti-kebab) sono nelle intenzioni dichiarate di molte amministrazioni locali dopo le ultime elezioni. Il movimento antirazzista deve avviare campagne di informazione per dimostrare l’inutilità di tali politiche nell’arrestare la crescita di povertà e marginalità. Queste forme di controllo poliziesco non passeranno se saremo in grado di smantellare il retroterra sociale. Dobbiamo però intraprendere anche azioni di difesa per i soggetti deboli che saranno colpiti e di contrasto all’applicazione dei provvedimenti. Le ronde entreranno in funzione nei prossimi mesi, sappiamo che non servono a garantire la sicurezza e dobbiamo contrastarle anche quando sono ammantate da nobili finalità sociali.

Dobbiamo qualificare l’iniziativa dentro la crisi che stà già colpendo tanti lavoratori. Non possiamo lasciare soli i migranti espulsi dal lavoro, dobbiamo costruire il massimo di visibilità delle lotte di fabbrica - ma anche per il diritto alla casa - di solidarietà attorno ad esse al fine di ottenere una trattativa vera e una modifica della volontà padronale e un intervento delle istituzioni pubbliche. L’obbiettivo é senza dubbio costruire un movimento di massa con tutto il mondo del lavoro ma il suo punto di partenza sono le singole lotte che in questa situazione hanno un valore generale.

I punti principali della costruzione del movimento dei lavoratori sono sicuramente il blocco dei licenziamenti, l’estensione della cassa integrazione a tutti i lavoratori e le lavoratrici che perdono il posto di lavoro, la creazione di un salario sociale per i disoccupati, la richiesta di un aumento salariale e pensionistico generalizzato, la lotta alla precarietà e per il diritto alla casa. Questa battaglia però non può essere disgiunta dall’obbiettivo di sospendere gli effetti della legge Bossi Fini in questo anno di massiccia espulsione dei lavoratori migranti regolari dal mercato del lavoro, per garantire i rinnovi del permesso di soggiorno a tutti.

Per discutere di tutto questo e per preparare la partecipazione alla manifestazione nazionale a Roma il 17 ottobre, il Coordinamento Immigrati Bergamo si incontrerà domenica 27 settembre alle ore 16.30 presso la sede di Rifondazione Comunista (via Borgo Palazzo 84/g Bergamo). Invitiamo a partecipare e a portare un contributo tutte le associazioni, partiti e sindacati interessati alla lotta antirazzista.

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