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Visualizza articolo: G20, la Ue chiede stretta su bonus e sostegno all'economia fino a ripresa

ROMA Il messaggiero.it 16 Settembre 2009

Disoccupazione, l'Ocse: «In Italia il peggio deve ancora
arrivare, i salari crescono meno». Inflazione agosto +0,1%

I 27 leader della Ue chiederanno al G20 di attuare una stretta sulle remunerazioni dei manager bancari, accordandosi su «regole vincolanti» e prevedendo «la minaccia di sanzioni a livello nazionale» per chi non le rispetterà. È quanto si legge nella bozza del documento - ottenuto dall'agenzia Ansa - che domani sarà sul tavolo dei 27 capi di Stato e di governo europei riuniti a Bruxelles per preparare il G20 di Pittsburgh, negli Stati Uniti, del 24 e 25 settembre.

Nella bozza Ue si sottolinea come, a proposito di retribuzioni, liquidazioni e bonus nel settore bancario, «il G20 debba applicare a pieno gli impegni sottoscritti a Londra sulle retribuzioni e i compensi, incoraggiando una solida gestione dei rischi da parte dei manager e attuando uno stretto legame tra i compensi e le performance di lungo termine». «Il G20 - si legge nel testo - dovrebbe impegnarsi a trovare un accordo su regole vincolanti per la parte variabile delle remunerazioni, accompagnate dalla minaccia di sanzioni a livello nazionale».

In particolare, la Ue chiede che «la parte variabile delle remunerazioni, compresi i bonus, sia fissata a un livello appropriato in relazione alla remunerazione fissa e legata alle performance della banca, tenendo conto degli sviluppi negativi, così da evitare bonus garantiti». Inoltre si chiede di «impedire l'esercizio di stock option per un appropriato periodo di tempo» e di «impedire che i direttori e i funzionari siano totalmente al riparo dai rischi».

Nella bozza si sottolinea anche la necessità di «costituire degli organismi di vigilanza sui bonus e i rischi connessi», dando a questi organismi «i mezzi per ridurre i compensi nel caso di deterioramento delle performance della banca».

Gli «sforzi» per sostenere e rilanciare l'economia «devono essere mantenuti fino a che la ripresa non sia garantita». E le exit strategy dalla crisi dovranno essere «disegnate ora e attuate in maniera coordinata non appena ci sarà la ripresa», si legge poi nella bozza del documento che sarà sul tavolo dei 27.

L'Ocse: Nonostante ci siano segnali di ripresa economica «la disoccupazione verosimilmente continuerà a crescere nel 2010». Lo prevede l'Ocse nell'Employment Outlook 2009 diffuso oggi. «Crescono segnali che il peggio sia ormai alle spalle - scrive l'organizzazione di Parigi - e che la ripresa possa essere vicina ma per l'occupazione nel breve termine le prospettive sono ancora fosche». L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico prevede così che nella seconda metà del 2010 il tasso di disoccupazione nell'area si avvicinerà a un nuovo massimo dal dopoguerra (10%, con 57 milioni di disoccupati) dopo l'8,3% di giugno di quest'anno, già il più alto sempre dal
dopoguerra.

«Il maggior rischio - sottolinea l'Ocse - è che una gran parte di questa disoccupazione divenga strutturale e che molti dei disoccupati entrino in una condizione di mancanza di lavoro per un lungo periodo o che addirittura escano dalla forza lavoro». Questo, ricorda l'organizzazione di Parigi, è già accaduto in alcuni Paesi nel corso di passate crisi economiche, quando anche dopo la ripresa dell'economia, i livelli di disoccupazione restarono più alti rispetto ai livelli pre-crisi.

Se in alcuni Paesi come Irlanda, Giappone, Spagna e Stati Uniti, già nel 2009 si è registrato un forte aumento di disoccupati a causa della crisi economica, «in altri Paesi, inclusi Francia, Germania e Italia la gran parte della crescita della disoccupazione deve ancora arrivare», scrive ancora l'Ocse.

L'Italia, sempre secondo l'Ocse, avrà alla fine del 2010 1,1 milioni di disoccupati in più rispetto alla fine del 2007. Per la Penisola l'organizzazione di Parigi prevede un tasso di disoccupazione nell'ultimo trimestre del prossimo anno al 10,5%, superiore al 9,9% della media Ocse.

È la Spagna, con un tasso di disoccupazione al 18,1% a giugno, secondo i dati Ocse, il Paese che finora ha pagato il tributo più grande alla crisi in termini di lavoro. In Francia il tasso è al 9,4% a metà di quest'anno, mentre in Germania è al 7,7%. Nella tabella Ocse i dati italiani sono invece disponibili fino al primo trimestre 2009 quando la disoccupazione era al 7,4%, leggermente inferiore rispetto al 7,5% registrato nell'area sempre nei primi tre mesi di quest'anno.

I salari italiani sono cresciuti tra il 2006 e il 2007 dello 0,1%, meno rispetto allo 0,9% della media Ocse, dello 0,8 della Ue-15 e dello 0,9% della Ue-19, stima ancora l'Ocse.

L'Italia è tra i Paesi industrializzati meno generosi nelle indennità ai disoccupati, afferma ancora l'Ocse (con dati riferiti al 2007, quindi prima degli interventi anti-crisi). La Penisola è al terzultimo posto nell'Ocse, avendo un tasso netto di sostituzione rispetto al reddito da salario del 37% e solo per il primo anno di disoccupazione. Spalmato su 5 anni (il periodo preso in considerazione) il tasso si riduce a una media del 7%. Solo Corea e Usa, con il 6%, fanno peggio. La media Ocse su 5 anni è del 28% (52% il primo anno) e il Paese più generoso è la Norvegia con il 72%, davanti a Belgio (63%) e Austria (59%).

L'inflazione in Italia in agosto è salita dello 0,1%, contro la variazione nulla registrata a luglio. Lo comunica l'Istat aggiungendo che i prezzi su base mensile sono cresciuti dello 0,3%. L'istituto ha così rivisto le stime diffuse due settimane fa, che parlavano di un aumento dello 0,4% su base mensile e dello 0,2% su base annua. Ad agosto - sottolinea l'Istat - il tasso di inflazione tendenziale torna a crescere dopo 13 mesi di ribassi. La ripresa congiunturale dei prezzi è dovuta in gran parte alla crescita dei prezzi dei beni energetici (+0,6% su luglio) e dei trasporti (+1,8% su luglio) settori peraltro che registrano un tasso tendenziale negativo (-12% per i beni energetici, -3,1% per i trasporti).

La crescita dei prezzi congiunturale è dovuta esclusivamente ai servizi (+0,7%) mentre per i beni la variazione è stata nulla. Nel comparto energetico si è registrato un aumento su base mensile della benzina verde dell'1,8% (-11% su base tendenziale) mentre per il gasolio per autotrazione si registra un +2,8%

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