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Ticinonews.ch 02 Giugno 2009
In vigore dal 2002, la libera circolazione delle persone tra Svizzera ed Unione Europea continua a mostrare effetti positivi: non sono stati riscontrati fenomeni di esclusione di lavoratori elvetici, né è stata registrata una maggiore disoccupazione, mentre le misure di accompagnamento hanno impedito uno sviluppo negativo dei bassi salari. C'è tuttavia qualche ombra regionale. Lo rileva il quinto rapporto dell'Osservatorio sugli effetti dell'accordo.
L'immigrazione nella Confederazione di cittadini da Paesi dell'UE e dell'AELS (Associazione europea di libero scambio) è aumentata in questi anni e oggi supera quella delle persone provenienti da paesi terzi, rileva il rapporto della Segreteria di Stato dell'Economia (SECO), illustrato oggi a Berna. Particolarmente cospicuo il flusso proveniente da Germania e Portogallo.
L'apertura del mercato del lavoro ha rafforzato la concorrenza per i lavoratori indigeni, ma questi ultimi, in linea generale, non ne hanno risentito. A livello locale si sono avute tuttavia delle differenze: Ticino, Romandia e Svizzera orientale hanno registrato un forte aumento del saldo migratorio; e in particolare in Ticino i frontalieri hanno avuto un ruolo importante.
Nei sei anni successivi all'entrata in vigore dell'accordo, si è registrata una crescita economica sostenuta; inoltre il flusso netto è stato più elevato rispetto a situazioni congiunturali simili verificatesi nel passato. Ciò significa - secondo il rapporto della SECO - che l'accordo ha favorito la migrazione di forza lavoro verso la Svizzera.
I dati recenti indicano un leggero calo dei nuovi arrivi a causa dell'attuale crisi economica; si suppone, quindi, che il flusso migratorio diminuirà in modo significativo con un certo ritardo in funzione degli sviluppi attuali del mercato del lavoro.
Tra il 2006 e il 2008 la crescita economica e occupazionale in Svizzera è stata straordinaria; merito di questo brillante risultato è anche l'accesso facilitato alla forza lavoro proveniente dai Paesi europei, che ha permesso alle imprese di contenere il problema della mancanza di manodopera qualificata nelle fasi di alta congiuntura.
Secondo Serge Gaillard, della direzione Lavoro della SECO, negli ultimi cinque anni c'è stato una sorta di miracolo occupazionale grazie alla possibilità di afflusso di nuova manodopera, con 270'000 nuovi posti di lavoro creati 150'000 dei quali occupati da Svizzeri.
Nel periodo 2003-2008, l'aumento dell'occupazione si è registrato in particolar modo sui settori professionali con un elevato livello di qualifica, settori in cui si è concentrata anche la migrazione di cittadini europei. Tali andamenti dimostrano che l'immigrazione costituisce un prezioso strumento di supporto alla popolazione attiva nazionale, si afferma nel rapporto.
Nelle regioni che si distinguono per una massiccia presenza di frontalieri si è registrato anche un notevole aumento di forza lavoro non qualificata proveniente dai Paesi limitrofi, fenomeno che potrebbe provocare problemi ai lavoratori svizzeri. Il tasso di disoccupazione dei cittadini svizzeri rimane comunque notevolmente inferiore a quello dei lavoratori stranieri, mentre la quota di disoccupati tra i lavoratori provenienti dai Paesi dell'UE-15/AELS è metà di quella dei cittadini originari di Stati terzi.
Per quanto riguarda l'evoluzione salariale dei dipendenti svizzeri, finora non è possibile tirare alcuna conclusione, nonostante sia prevedibile un'attenuazione dello sviluppo salariale nominale.
Le recenti esperienze nell'ambito delle misure di accompagnamento indicano il generale mantenimento delle condizioni salariali usuali svizzere anche nelle imprese che distaccano lavoratori all'estero e nelle imprese svizzere che impiegano personale straniero.
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