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IGN 23 Giugno 2009
Come contrastare il precariato nel mondo del lavoro e dare risposte alle esigenze dei lavoratori e, specialmente, alle nuove generazioni? Se ne è discusso a Roma durante il convegno di studio dedicato ai quadri dell’Ugl ‘Contro la precarietà: contratto unico, flexsecurity o statuto dei lavori?’, promosso dal sindacato di via Margutta. All’incontro, moderato dalla giornalista de ‘Il Riformista’ Tonia Mastrobuoni, hanno partecipato: l’economista Tito Boeri, il senatore del Pd Pietro Ichino e Michele Tiraboschi, docente presso l’università di Modena e Reggio Emilia. A concludere i lavori, il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini. Un fenomeno, quello del precariato, che, secondo uno studio realizzato da Tito Boeri e Pietro Garibaldi, raggiungerebbe in Italia cifre molto più alte rispetto a quelle ufficiali. “Nel nostro Paese - spiega Boeri - abbiamo 3 milioni e 845mila lavoratori atipici o duali e quindi siamo vicini alla soglia dei 4 milioni”. Per l’economista che, sempre con lo stesso Garibaldi, si è fatto promotore di un nuovo modello per il mercato del lavoro, è necessario intervenire per “fermare la cronicizzazione del precariato nel nostro Paese”.
“Abbiamo stilato tre proposte - dice Boeri - per fermare questo fenomeno e intervenire su tutti gli aspetti del mercato del lavoro: contratto unico di lavoro, salario minimo nazionale e sussidio unico di disoccupazione”. E sul salario minimo, secondo Boeri, i sindacati non devono preoccuparsi. “Non si deve dire - chiarisce - che questo è un intervento che ‘espropria il sindacato’, perché al di sopra della soglia base pattuita, questo ha tutti i margini per poter trattare”. Anche per il senatore Pietro Ichino, primo firmatario in Parlamento di una proposta di legge sulla flexicurity, è necessario intervenire sui diversi aspetti del mercato del lavoro. “La mia proposta - spiega - si colloca in un orizzonte di riforma più lungo rispetto a quello di Boeri. Punta - aggiunge - a realizzare quella che nei Paesi nordici è chiamata flexicurity e cioè di coniugare il massimo possibile di flessibilità delle strutture produttive con il massimo possibile di sicurezza dei lavoratori nel mercato del lavoro”.
Michele Tiraboschi, già allievo di Marco Biagi, sottolinea che “oggi il principale problema non è ‘la riforma delle riforme’, bensì innalzare il tasso di occupazione regolare, contrastando il sommerso che è troppo alto”. Tiraboschi quindi commenta la proposta ‘danese’ di Ichino: “Mi piace l’idea della sperimentazione - spiega - ma sono più scettico sulla riuscita dei modelli nord-europei nel nostro Paese”.
A concludere il convegno il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, che sottolinea l’esigenza per il sindacato di seguire i cambiamenti che avvengono nel mondo del lavoro. “Credo che la proposta del senatore Ichino - dice Polverini - non sia immediatamente realizzabile, visto l’alto costo fiscale che comporterebbe per le imprese, con il conseguente innalzamento del costo del lavoro che è già di per sé alto”. E anche sull’ipotesi del salario minimo lanciata da Boeri, Polverini esprime dei dubbi: “Con il salario minimo rischiamo di creare un altro ‘minimo’ per altri sistemi di welfare e questo non va bene”. Per il segretario dell’Ugl, infatti, c’è l’esigenza di “creare un sistema che metta le persone in gioco, in modo da accompagnarle nella ricerca del lavoro, magari di tutta la vita, che nonostante tutto è ancora la mia idea”.
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