|
Roma, (Apcom) 15 Giugno 2009
- Nel 2008, ha spiegato Saccomanni, "nonostante il taglio degli investimenti, si è accresciuto il fabbisogno finanziario delle imprese, in particolare di quelle meridionali. Vi hanno contribuito la modesta disponibilità di risorse interne, l'esigenza di finanziamento del capitale circolante, le difficoltà di incasso delle somme dovute dalla clientela". A fine marzo, "i prestiti bancari al complesso delle imprese risultavano in aumento rispetto a dodici mesi prima a ritmi simili nelle due aree, sia per le imprese medio-grandi (4,9% al Centro Nord, 4,6% nel Mezzogiorno) sia per quelle piccole (poco più dell'1% in entrambe le aree). Questi tassi - ha aggiunto il dg - si erano tuttavia fortemente ridotti rispetto a quelli, elevati, che erano prevalsi fino a tutto l'anno 2007. La decelerazione è stata maggiore per i prestiti erogati dai primi cinque gruppi bancari".
Il rallentamento dei prestiti "ha riflesso innanzitutto l'attenuarsi della domanda di finanziamenti da parte della clientela, per l'avanzare della recessione. Si osserva anche un inasprimento delle condizioni dell'offerta". Le banche, "di fronte al rarefarsi della provvista all'ingrosso e al deterioramento prospettico degli attivi imputabile alla recessione, hanno reso più stringente la selezione del merito di credito. I prestiti alle imprese considerate più rischiose - ha detto il dg - sono diminuiti, nel periodo tra dicembre del 2007 e del 2008, del 6,5% nel Mezzogiorno e dell'1,8% al Centro-nord".
"Gli impieghi ora classificati in sofferenza aumentano - ha continuato il direttore generale - e il deterioramento della qualità del credito è più intenso nel caso delle imprese che in quello delle famiglie. Preoccupa la forte crescita degli impieghi cosiddetti 'incagliati' (cioè con temporanee difficoltà di ripagamento), più accentuata per le imprese del Mezzogiorno". Sempre secondo l'indagine, "dall'ottobre scorso il 35% circa di quelle centro-settentrionali e il 38% di quelle meridionali ha rilevato un inasprimento delle condizioni di indebitamento. Il 12% e il 13% delle imprese, rispettivamente al Centro-nord e al Sud, hanno ricevuto richieste di rientro da posizioni debitorie in essere; l'8% e l'11% non hanno ottenuto nuovi fondi richiesti".
"Le banche stesse - ha evidenziato Saccomanni - segnalano di avere ristretto i criteri di offerta, soprattutto nel quarto trimestre del 2008. Lo hanno fatto in modo relativamente uniforme tra settori di attività economica e per dimensione d'impresa. Solamente nel comparto delle costruzioni la restrizione dell'offerta è risultata più intensa".
Nel quarto trimestre del 2008, poi, "si è ridotta la domanda di mutui da parte delle famiglie, uniformemente in tutte le aree del Paese; la tendenza si è accentuata nei primi tre mesi dell'anno in corso. La domanda di credito al consumo, in contrazione al Nord, è invece in lieve aumento nel Mezzogiorno. Anche le condizioni finanziarie delle famiglie presentano aspetti di delicatezza".
Nel 2008, ha continuato il direttore generale, "gli oneri sostenuti dal complesso delle famiglie italiane per il servizio del debito hanno raggiunto il 10% del loro reddito disponibile, oltre un punto in più rispetto alla fine del 2007. Stimiamo che il servizio del debito della famiglia mediana che ha stipulato un mutuo per la casa di residenza abbia raggiunto il 20,5% del reddito disponibile nel 2008, tre punti in più del biennio precedente. La quota di famiglie che fronteggiano un onere più elevato (almeno il 30% del reddito) appare lievemente cresciuta, ma resta limitata al 3,5% del totale. Questa quota - ha spiegato Saccomanni - è lievemente inferiore nel Mezzogiorno rispetto al Centro-nord. Un possibile deterioramento del mercato del lavoro potrebbe in prospettiva accrescere la vulnerabilità delle famiglie indebitate".
Simulazioni per "stimare di quanto possa aggravarsi, per la diminuzione del reddito familiare, l'incidenza della rata di mutuo per ogni dato aumento del tasso di disoccupazione o maggior ricorso alla cassa integrazione, mostrano tuttavia un effetto nel complesso contenuto, sia per le famiglie del Centro-nord sia per quelle del Mezzogiorno. Nei vari scenari considerati - ha concluso Saccomanni - la quota di famiglie meridionali con una rata superiore al 30% del reddito resta comunque sempre inferiore a quella delle famiglie del Centro-nord in analoga situazione. Un sostegno, oltre che dall'operare degli ammortizzatori sociali, viene dalla capacità delle famiglie di assorbire al loro interno riduzioni improvvise dei redditi di singoli componenti".
|