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Il tirocinio, questo sconosciuto

Gabriele Conoci - 30 Giugno 2014

Gli ultimi anni sono stati per il tirocinio – o stage – un periodo piuttosto caldo. Tra il susseguirsi di riforme e critiche – non solo da parte di opposizioni politiche, ma anche da regioni, imprese e dagli stessi tirocinanti – sarebbe bene fare un po' di chiarezza e definire i punti chiave di questo dibattuto rapporto di lavoro.

Cos'è il tirocinio?

Il tirocinio è per definizione un periodo di formazione “on-the-job”, che prevede l'entrata in gioco di tre diversi soggetti: il tirocinante, l'azienda ospitante (pubblica o privata che sia) e l'ente promotore (centri e agenzie per l'impiego, università e scuole superiori, istituti di formazione professionale autorizzati dalle regioni, eccetera). Questa terza figura svolge una funzione di garante per il tirocinante, offrendo un tutor esterno all'azienda che verifichi il corretto svolgimento del tirocinio e il rispetto delle finalità stabilite prima dell'inizio del periodo formativo, interfacciandosi con il tutor interno. Essa inoltre si fa carico dell'assicurazione dello stagista per le responsabilità civili verso terzi e contro eventuali infortuni sul posto di lavoro.

Come si attiva un tirocinio?

La domanda deve partire dall'azienda ospitante, la quale propone un progetto formativo redatto dal datore di lavoro stesso, contenente gli obbiettivi da raggiungere, la durata, gli orari, le facilitazioni previste, le mansioni e gli obblighi del tirocinante nel corso dello stage. Il documento, avente funzione di contratto tra le parti, dovrà essere approvato e firmato da tutti i tre soggetti. Solo allora potrà avere inizio il periodo di formazione.

Chi può svolgere un tirocinio?

Per rispondere a questa domanda è necessario distinguere i diversi tipi di tirocinio:

- Tirocinio curricolare: è quel periodo di formazione previsto dalle università e da alcune scuole secondarie. Ovviamente i destinatari di questo tipo di stage sono studenti che ancora non hanno completato il proprio percorso di studio. In genere, oltre alle competenze acquisite al termine dell'esperienza, è previsto un riconoscimento di crediti per il tirocinante presso la propria scuola o università.

- Tirocini formativi e di orientamento: servono ad avvicinare neo-diplomati e neo-laureati al mondo del lavoro. I destinatari appena citati non dovranno aver conseguito il titolo di studio da più di dodici mesi, che si tratti di diploma di scuola secondaria, laurea di primo e secondo livello o master post laurea.

- Tirocini di inserimento o re-inserimento nel mondo del lavoro: sono destinati a persone che non rientrino nelle prime due tipologie di tirocinio e che si trovino in stato di inoccupazione (quindi che non abbiano lavorato per almeno due anni con contratto a tempo), disoccupazione, iscritti alle liste di mobilità e in cassa integrazione.

Esistono altri tipi di tirocinio dedicati a persone svantaggiate, quali disabili, richiedenti asilo politico, immigrati, eccetera, che vengono disciplinati da normative settoriali e dagli enti specifici per ogni situazione.

Quanto può durare un tirocinio?

Anche in questo caso, la durata del tirocinio dipende dalla tipologia di quest'ultimo. Il tirocinio curricolare può durare un massimo di 4 mesi per gli studenti di scuola secondaria e 12 mesi per gli studenti universitari. Il tirocinio formativo e di orientamento ha una durata massima di 6 mesi, mentre quello di inserimento o re-inserimento nel mondo del lavoro può durare fino a 12 mesi. Gli stage di durata inferiore al periodo previsto dalla legge possono essere rinnovati dal datore di lavoro al termine del periodo stabilito, entro comunque il limite di mesi imposto. C'è da dire comunque che utilizzando uno stratagemma – poco gradito ai tirocinanti – il datore può prolungare lo stage oltre i termini previsti. Nel caso di studenti diplomandi o laureandi, al termine del tirocinio curricolare si può attendere il raggiungimento del titolo di studio per attivare un tirocinio formativo. Allo stesso modo, a seguito di un tirocinio formativo, si può attendere il superamento dei dodici mesi dal titolo di studio per attivare un nuovo periodo di stage per lo stesso individuo, che a questo punto risulta essere inoccupato.

È previsto un rimborso spese per il periodo di tirocinio?

Nel caso del tirocinio curricolare, il datore di lavoro non è obbligato a fornire una retribuzione al tirocinante. Essendo questo un tipo di formazione previsto da università e istituti secondari, lo studente è in un certo senso obbligato ad accettarne le condizioni anche se non si prevede un rimborso. Non a caso sono i tirocini più richiesti dalle aziende. La situazione cambia nel caso di tirocini di orientamento e di inserimento nel mondo del lavoro. Per questi infatti la Riforma del mercato del lavoro del 24 gennaio 2013 impone un rimborso spese pari ad almeno 300 Euro lordi.  Sono esclusi da tale diritto solo i soggetti che fanno uso di ammortizzatori sociali. C'è da dire comunque che le Regioni, a loro discrezione, possono modificare talune disposizioni, purché non vadano a collidere con le restrizioni imposte dalla legislazione nazionale. Nel caso della Regione Lazio ad esempio l'indennizzo è stato portato alla soglia minima di 400 Euro lordi (anziché i 300 previsti dalla riforma) ed è stata prevista la creazione di un sistema informatizzato di controllo, volto soprattutto all'individuazione di eventuali abusi da parte dei datori di lavoro nei confronti dei tirocinanti.

C'è qualcos'altro da sapere sui tirocini?

Ci sono alcune altre regole, imposte al datore di lavoro dalla recente riforma. Ecco dunque un piccolo estratto che potrebbe tornare utile ai tirocinanti:

- Non può essere attivato un tirocinio laddove l'attività lavorativa prevista non richieda alcuna formazione (è il caso ad esempio dei servizi di pulizia, autisti, telefonisti, ecc.).

- Il tirocinante non può e non deve sostituire dipendenti con contratto a tempo nelle loro mansioni (non si può ad esempio attivare uno stage per una sostituzione maternità o anche per lo svolgimento di mansioni riservate ai dipendenti nei periodi di massima attività lavorativa). Il tirocinante inoltre non è tenuto a svolgere compiti che non siano previsti nel progetto formativo firmato prima dell'inizio dello stage.

- Per attivare un tirocinio l'azienda deve avere almeno un impiegato a tempo indeterminato nel proprio organico.

- Per aziende con un numero pari o inferiore a 5 impiegati a tempo indeterminato può essere attivato un solo tirocinio per volta; in aziende che hanno dai 6 ai 20 dipendenti a tempo indeterminato possono essere attivati due tirocini. Le aziende di grandi dimensioni, con più di 20 dipendenti a tempo indeterminato, possono avere un numero di tirocinanti non superiore al 10% del proprio organico.

- Il tirocinante non è tenuto ad osservare nei confronti del datore di lavoro lo stesso comportamento previsto per i dipendenti. Non è ad esempio obbligato a giustificare le proprie assenze o a proseguire il rapporto lavorativo, qualora non lo ritenga più utile o necessario. È bene comunque approfondire, prima dell'inizio del rapporto di lavoro, tutti gli oneri richiesti dal datore al tirocinante nel testo del progetto formativo.

- Sin dalla prima stesura della riforma del mercato del lavoro è stato stabilito che a partire dal 2013 l'azienda che ospita i tirocinanti deve obbligatoriamente assumerne almeno il 30% al termine, con contratto a tempo per almeno un anno. La percentuale salirà al 50% nel 2015. Questa ultima clausola è stata creata proprio per evitare eventuali abusi nello sfruttamento degli stagisti da parte dei datori di lavoro.


 

Una volta chiariti questi punti, il nostro suggerimento per i tirocinanti è di fare sempre riferimento, per qualsiasi dubbio al proprio tutor. Questo infatti può interfacciarsi sia con l'azienda ospitante, che con l'ente promotore, cercando di risolvere eventuali problemi o controversie derivanti da uno scorretto svolgimento dello stage.

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