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Part-time involontario, cassa integrazione e riduzione dello straordinario

Francesco Castrovillari - 30 Giugno 2014

La crisi non concede tregua ai lavoratori italiani. Metà occupati e metà disoccupati. E’ il fenomeno del part-time involontario che ormai dilaga a tal punto da non essere un tabù nemmeno per gli uomini, dal momento che nella maggior parte dei casi erano le donne a usufruire, se così possiamo dire, di questa soluzione lavorativa.

Sono infatti occupati a orario ridotto pur volendo lavorare a tempo pieno, secondo i dati dell’Istat, circa 2 milioni di persone, con un aumento di più del 50% rispetto al 2008. E conseguenza immediata dell’impatto di questo sistema è sicuramente la diminuzione delle ore lavorate in settimana, che sono passate da 38 a 36, eccezion fatta per il tempo pieno e quello parziale, che hanno mantenuto cifre stabili.

D'altronde i contratti part-time sono meno onerosi per le aziende e questo ha portato ad un aumento di coloro che, non potendo trovare un lavoro a tempo indeterminato, si accontentano della metà della metà.

A confronto dell’anno che ha visto l’esplosione della crisi, la contrazione temporale che ha scosso il mondo dell’economia, ha bruciato gran parte delle possibilità lavorative, con tutto quello che ne può conseguire a livello di produzione.

Non pare essere solo questa l’unica spina nel fianco dell’Italia. Ad aggravare la situazione entrano a gara iniziata la cassa integrazione e la riduzione dello straordinario.

Nei primi quattro mesi dell’anno le aziende hanno perso a causa di 350 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate, circa 1,3 miliardi di euro.

La situazione è grave. E’ giusto ricordare che nell’aprile del 2013 il numero di lavoratori che hanno subito il provvedimento e la loro perdita del reddito netto non ha variato molto rispetto alle segnalazioni dell’anno corrente. Un’ulteriore conferma che la crisi non è finita e che i vuoti portafogli degli italiani sono segnati da una crescita pari a zero e una forte recessione. Nello specifico preoccupano soprattutto le situazioni in cui versano la siderurgia e l’edilizia, realtà diverse, ma accomunate da una generale sottostima dello stato di crisi in cui gravano.

Torna per cui a crescere la domanda di ammortizzatori sociali per evitare che aumenti il numero di aziende che rischiano di cessare l’attività produttiva e di dar spazio ad altri licenziamenti, facendo crescere inoltre il già disarmante tasso di disoccupazione del nostro paese.

Ultimo elemento di discordia nell’armonia sociale italiana è la riduzione dello straordinario, del quale gran parte delle dirigenze pubbliche e private hanno comunicato nel corso dei mesi un aumento cospicuo, chiedendo di compensare le prestazioni rese o da rendere nell’anno per mancanza di fondi.

Il progressivo aumento dei carichi di lavoro e la cronica carenza di personale impongono un sistematico ricorso a questa tipologia lavorativa, che rappresenta per il personale impegnato una regola di ordinaria amministrazione e non più evento eccezionale e non programmabile.

 

Qual è il male peggiore?

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