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Sorpresa, chi telelavora lavora di più e meglio

Il Fatto Quotidiano - 11 Settembre 2013

“Il telelavoro può significare aumento della produttività”. A dichiararlo è un autorevole rapporto Gallup che racconta anche i benefici dell’orario flessibile. E queste affermazioni diventano ancora più significative in una fase in cui le risorse si assottigliano e – volente o nolente – occorre massimizzare risultati e business. Perché – in sintesi, si legge nel rapporto – chi telelavora lavora di più. Qui entra in ballo un concetto cardine della rete e della cultura aziendale, ovvero l’engagement. Un concetto che possiamo associare al coinvolgimento, alla partecipazione, al sentirsi parte attiva di un gruppo e a viverne in modo simbiotico ciò che avviene.

Come evidenzia anche in un suo post sul blog del Sole24Ore Marco Minghetti. “Il rapporto Gallup registra quanto siano coinvolti i lavoratori nelle organizzazioni americane, e come il loro coinvolgimento (engagement) sia l’elemento decisivo per la generazione della produttività aziendale”. Lo  studio mostra come il telelavoro sia un fattore chiave nella responsabilizzazione dei dipendenti. In particolare il rapporto rileva che i lavoratori remoti sono più coinvolti (32%) rispetto ai dipendenti che lavorano in loco (28%).

Ne parlammo già dalle colonne di questo blog, ma c’è da chiedersi se in un’Italia in cui il lavoro è diventato un privilegio riservato a pochi, parlare di lavoro flessibile inteso come telelavoro possa risultare azzardato, fuori luogo. In linea con questo tema alcuni giorni fa ho ricevuto su wwworkers.it una mail da parte di Simona S. molto esplicativa: “Occorre permettere a tutte le persone che ne sentono l’esigenza per motivi diversi di poter lavorare da casa, dal parco, dal treno, da dovunque… Basta con la presenza obbligatoria in luoghi di lavoro malsani, con mense malsane, che per raggiungerli ti trituri il fegato”.

Una nuova esplicita richiesta di investire nel telelavoro, di puntare sulle nuove tecnologie e su un uso differente del tempo e di quel bilanciamento tra vita personale e vita professionale, da anni oggetto di dibattito in America e definito con il termine “ombrello”worklife balance. Questo vantaggio competitivo rappresentato dal telelavoro verrà compreso dalle imprese nostrane?

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Commenti (1-3 su 3):

Francesca ha detto:
Si potrebbero pensare forme alternative di lavoro che comprendano anche il telelavoro, la flessibilità che si otterrebbe sarebbe sicuramente un beneficio per i dipendenti
Martina ha detto:
A me è capitato di lavorare da casa in alcune occasioni, dal mio punto di vista si ottengono sicuramente ottimi risultati, soprattutto lavorando per obiettivi e scadenze da gestirsi autonomamente.

Certo è che per alcuni potrebbe essere il contrario, conosco persone che lavorando da casa fanno la metà della metà di quello che farebbero in ufficio...
Maurizio ha detto:
Onestamente non mi trovo d'accordo con l'articolo, probabilmente è una cosa molto soggettiva ma lavorare in gruppo spesso è di stimolo e aumenta la produttività

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