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Crescita, il piano in 5 punti di Letta

La Stampa - 04 Settembre 2013

«Finora abbiamo usato il cacciavite. Ora, tamponate tutte le emergenze, possiamo finalmente fare politica economica». I tempi sono maturi, l’orizzonte è vicinissimo, metà ottobre, ovvero la scadenza della legge di stabilità. Il menù degli interventi è già abbozzato e in molti punti risponde alle richieste di imprese e sindacati che martedì da Genova hanno lanciato il loro programma-appello per rilanciare l’economia.

Del resto con le parti sociali Letta ha avuto svariati incontri, riservati e non. Un confronto continuo, a tutto campo. Con il presidente di Confindustria Squinzi l’ultimo contatto risale al giorno del varo del decreto Imu, il 28 agosto. Un primo giro d’orizzonte in vista proprio del varo della legge di stabilità. E con Camusso c’era stato un colloquio qualche giorno prima.

«Assieme sono stati individuati terreni di analisi condivisi» fanno sapere da palazzo Chigi.

Ed ora l’uscita di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, che chiedono non solo misure economiche ma anche stabilità di governo, alla fine rappresenta un buon assist per un esecutivo sempre più esposto ai rischi di una crisi politica. Non è un caso che Letta, a botta calda, abbia salutato con favore l’intesa a quattro. Un «fatto positivo» dal momento che discutere di cose concrete «può aiutare ad uscire dal caos in cui ci troviamo».

«Sul lavoro dobbiamo centrare la ripresa, la ripresa ci sarà – ha dichiarato lo stesso presidente del Consiglio domenica a Genova -. E io lavorerò perché sia ripresa con il lavoro».

Come? Le linee guida degli interventi, messe a punto innanzitutto con il ministro dell’Economia Saccomanni, con cui in queste settimane il rapporto è stato sempre intensissimo e con il quale Letta si è incontrato a lungo di nuovo anche ieri, prevede 5 filoni di intervento: innanzitutto misure di riduzione della pressione fiscale a favore di chi lavora e di chi produce, ovvero un taglio del famigerato cuneo fiscale per un importo che si vorrebbe di almeno 4 miliardi, sempre con un occhio di particolare attenzione ai giovani; quindi una politica economica molto selettiva sul fronte degli incentivi e dei sussidi; misure per favorire l’internazionalizzazione delle nostre imprese e l’innovazione; il progetto «Destinazione Italia», che dovrà accelerare in maniera significativa gli investimenti esteri nel nostro Paese; e tutta una serie di altre misure per ridurre gli svantaggi della nostra economica rispetto alla concorrenza internazionale e per rafforzare punti di forza.

Un contributo significativo alle imprese, ma anche alle famiglie, dovrebbe arrivare col decreto Fare-2 che nelle intenzioni del ministro Zanonato dovrebbe alleggerire di 3 miliardi di euro il peso delle bollette elettriche.

Letta continua a ripetere che dopo mesi di corsa in salita, di qui in avanti magari il governo non andrà in discesa, ma certamente potrà pedalare in pianura. Dunque mettersi a fare finalmente politica economica. Mettere in campo interventi che fino a pochi mesi fa non avrebbero potuto beneficiare delle risorse necessarie, vuoi perché eravamo ancora sottoposti alla procedura europea per lo sforamento del deficit, vuoi perché c’erano altre emergenze da affrontare, dai fondi per la cassa integrazione agli esodati, alle promesse su Iva e Imu.

Le risorse rischiano di essere un nuovo scoglio impossibile da superare? Certo il totale del fabbisogno richiesto di qui alla fine dell’anno, e poi ancora per il 2014, per esaudire tutte le richieste e le istanze è davvero pesante: 4 miliardi da reperire entro ottobre per Cig, Imu, cassa in deroga, missioni estere; 10-12 miliardi almeno per l’anno venturo. Si tratterà ovviamente di fare delle scelte, magari anche non facili, come quella sull’Iva che l’anno venturo non potrà più restare congelata (perchè si tratta di un’operazione che da sola costa 4 miliardi di euro) ma solamente rimodulata per fasce di prodotto.

A Palazzo Chigi però, al netto delle fibrillazioni politiche, guardano il futuro non un tiepido ottimismo: la riduzione dei differenziali sui tassi di interesse consente risparmi significativi, e poi ci sono i primi timidi segnali di ripresa dell’economia che si stanno già traducendo in un miglioramento delle entrate. Poi c’è l’intenzione di ripartire con decisione con la spending review lungo il sentiero indicato dal governo Monti. L’obiettivo è molto ambizioso: 5 miliardi di risparmi in più entro il 2014.

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Commenti (1-2 su 2):

Alberto ha detto:
Si tanto con una mano ti danno e con l'altra ti tolgono.
Martina ha detto:
Speriamo sia vero questa volta...

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